Il Faggio

Meglio dirlo subito: un vecchio faggio visto da sotto incute rispetto reverenziale, le branche che si alzano verso il cielo sono braccia muscolose.

toccatelo e sentirete che la sua corteccia è tesa come pelle d’elefante, perfino il colore ricorda qualche animale antico, vissuto quando ancora l’uomo era un pensiero nelle stelle. Stategli accanto fin che passa qualche nube e il termine più esatto che vi attraverserà la mente è “Forza”.

Per i latini Fagus sylvatica: 30 metri di altezza per altrettanti di larghezza sono abbastanza per sentirvi avvolti nel mondo della foresta. Se poi vi appaiono in folto bosco che ammanta la montagna brumosa, ecco che la magia accade.

Di là sotto potrebbero uscirne un cervo bramante, una famigliola di cinghiali, un volo di frosoni… e tutti accomunati da una ragione: nutrirsi di faggiole, i piccoli frutti prodotti dall’albero in autunno e lasciati cadere sul terreno discretamente; Lui è un albero silenzioso, niente a che vedere con il castagno che abbandona con un tonfo i suoi pani. Lui, il faggio, è dispensa per tipi tosti, dà la sopravvivenza non l’opulenza. Gli avi da quelle faggiole ne traevano perfino un olio: fino, chiaro, durevole. Ma i frutti puri per lo stomaco del montanaro erano anche una pozione che frantumava le meningi. Alcuni frutti nutrivano, un paio in più e si mutavano in alcaloide narcotico (da Phytoalimurgia Pedemontana – Blu Edizioni).

In tempi di magra, per farne caffè si tostavano le faggiole private della buccia e l’alcaloide “pare” diventasse innocuo.

L’albero è pregiato, ambito, cercato ma non si dovrebbe mai dimenticare che un esemplare maturo assorbe mediamente 30 Kg all’anno di CO₂. Per compensare la produzione annua di CO₂ di una persona occorre una superficie pari a 0,9 ettari di bosco. Piantarne uno in giardino è sempre una forma di rispetto alla natura, nella chioma gli uccelli organizzeranno festival di canto, gli scoiattoli corse da Formula 1, un gufo metterà su famiglia, le farfalle ci appenderanno le crisalidi e la pioggia non sarà più solo un fastidio ma musica e paillettes. Trovandone il tempo meriterà starci sotto nella frescura e come la migliore beauty farm vi ricaricherà le batterie con l’ossigenoterapia, le foglie sfrigoleranno massaggi alle tempie, gli occhi faranno bisboccia nel caleidoscopio della luce filtrata.

Meglio dirlo adesso, ma lo capirete comunque: in cambio il grande essere non chiede nulla, solo un terreno fertile dove scendere di radici a saldare la terra, e qualche uomo e donna ancora capaci di emozioni.